"Si sentiva come se non avesse un passato.
Come se si fosse trovata in quel luogo senza
sapere da dove veniva.
Era stanca di quella stanchezza che
sa dare solo il vuoto..."

-la solitudine dei numeri primi-

lunedì 8 marzo 2010

Woman's Day



102 anni fa in questo stesso giorno un gruppo di donne coraggiose sono morte per difendere i loro diritti. Spendo solo poche parole su questo giorno particolare, per non scadere nel banale in cui tutto ciò che ha valore tende a ritrovarsi, ultimamente...
Oggi non è un giorno di festa solamente, ma principalmente di ricordo. Quelle donne erano sole, erano spaventate, erano usate e maltrattate, ma si sono sacrificate per qualcosa di superiore a tutto questo, qualcosa che ad un certo punto diventa un'esigenza, che nessuna persona può ignorare. La libertà di essere ciò che si è senza discriminazione, e attenzione, perchè non c'entra il razzismo o la misoginia, basta pochissimo, anche oggi, anche fra persone ritenute del tutto civilizzate, per soffocare la libertà di una donna. A volte siamo proprio noi le prime a soffocarci, perchè il mondo è ancora dominato dal frastuono e dalla fretta, e non c'è la calma necessaria a capire che sotto quella frenesia si nascondono ancora quelle paure di cento , di mille anni fa, con la differenza che oggi si nascondono profonde sotto il silenzio e l'ipocrisia, e danneggiano molto in fondo. Ovviamente non è un discorso unicamente femminile, ma per oggi mi concederò il permesso di dare la precedenta a noi piccole onde di un mare tempestoso. Almeno oggi bisogna ricordare quello per cui quelle 129 donne morte bruciate vive nella loro stessa fabbrica degli orrori hanno lottato, la libertà di vivere. Basta poco per rispettare, almeno oggi, il loro sacrificio e quello di tutte coloro che sono state apparentemente dimenticate o scomparse inghiottite dalla perbenistica indifferenza che sembra dominarci. Basta...


rinunciare per un attimo ai problemi e alle preoccupazioni, anche solo un secondo, il tempo d'un pensiero...



e lasciarsi andare a quella leggerezza e a quella dolcezza che ogni cuore di donna, anche quello più ferito, possiede...



chiudere gli occhi e ricordare che noi siamo preziose. Siamo belle, perfette e giuste. Non importa cosa è stato, cosa abbiamo fatto, cosa ci hanno fatto, cosa potremmo fare, gli errori che ci hanno fatto soffrire o che temiamo di compiere, non importa il dolore, non importa tutto il male, non importano i tagli e le ferite, non importa nulla se non NOI, coraggiose e speciali, uniche ed inimitabili, inestimabili e luminose stelle che non si spegneranno mai, nemmeno nella notte più oscura.



PIACETEVI RAGAZZE, SIETE MERAVIGLIOSE!

BUONA FESTA DELLE DONNE A TUTTE VOI

martedì 2 marzo 2010






DENTRO:



Diversa, diversissima vista. Quando scali una ripidissima montagna, e ti fissi esclusivamente sulla roccia di fronte alla tua faccia, a lungo andare, anche se magari sai che alle tue spalle c'è il mondo, te ne dimentichi, e va a finire che i tuoi giorni e i tuoi pensieri, e dunque tutti i tuoi sforzi, ruotano sempre e solo attorno alla fatica del singolo metro di roccia da scalare. Guardando solo attraverso i pochi centimetri di spazio fa noi e la roccia ruvida, la vita sembra tutta uguale. Monotona. dura e insopportabile. Un disco inceppato che ripete sempre la stessa nota. E ovviamente più passa il tempo e più aumenta lo sfinimento, la rabbia, la paura di rimanere bloccati in quel punto anonimo. E per la fretta di arrivare alla cima, che nemmeno vediamo tanto siamo distratti dalla roccia, ci imponiamo sacrifici, dubbi, scatti esagerati a cui seguono momenti di totale immobilità, e poi non ce la si fa più, si scivola, si cade, ci si fa malissimo, e solo quando gli occhi distinguono di nuovo il colore familiare della pietra la caduta lascia il posto all'ennesima forsennata impresa di risalita. Una macchinazione, un'automatizzazione dell'animo sfibrante e distruttiva.


Ma...mi sono fermata...e non sono caduta e...ho scoperto che fermarsi non significa ca(e)dere. Fermarsi un attimo dentro può anche significare aver trovato un piccolo appiglio su cui RIPOSARSI e riflettere un secondo. E finalmente guardarsi intorno. Io vedo un cielo azzurro, limpido e sicuro, riflette il mio stato di almeno momentanea riappacificazione. Vedo il sole, ricordo che il sole mi riscalda, mi da vita, ma chi se lo ricordava più, il sole, con la sola immagine della roccia fredda impressa nella testa?? Provo a guardare in alto, verso la cima...la luce è troppo abbagliante, non voglio accecarmi...ma almeno so che è vicina...so che esiste e che se la smetto di cadere sempre la raggiungerò presto. Quel posto dove stava la mia anima prima di essere rapita dalla brutalità del dolore, il posto dove l'equilibrio non te lo devi guadagnare con le unghia e con i denti, ma fa parte di te, dove sei al riparo, dove sei tu, e non più la tua brutta copia sbiadita...




FUORI:




Anche se "l'arido vero" tende a fregarsene di quello che succede dentro la mente di una persona, è anche vero che un cambiamento dall'interno può rivoluzionare incredibilmente il modo di porsi di fronte ad esso. Guardare la realtà e vederla come un monotono susseguirsi di obblighi, di domande senza risposta e di piaceri sostanzialmente brevi ed insufficienti di fronte all'enormità dei problemi, significa viverla con angoscia incessante. La vita è fatica, ed è lavoro, ovviamente. Non esiste qui nel mondo reale la possibilità di fermarsi a lungo e rilassarsi riflettendo sull'esistenza. Il mondo è un orologio. Magari sbagliato e ingiusto, ma spietatamente preciso. Non rallenta mai. E uscire dall'infelicità non significa uscire dal mondo, ma affrontarlo con un'altro spirito. Sapere che il mondo non è solo nuda roccia. Mi sono ricordata di tutti i pregi che mi posso permettere di pretendere da questo mondo, e mi sono accorta che se davvero ti impegni nel pretenderli, la vita ti accontenta. Fatta eccezione per l'imponderabile, scelta una strada, la si può davvero percorrere senza cadere e sbucciarsi o precipitare negli abissi oscuri. La luce si può rendere viva, e concreta, con le nostre azioni, decise, ma non di una decisione forzata o ossessiva. La fermezza di chi vuole guarire, di chi vuole voltare pagina e ricominciare a scrivere, magari bagnando il foglio di lacrime a volte, magari ritrovandosi a non saper che scrivere, ma almeno SCRIVERE, e non fissare senza parole il foglio che degli errori o delle ingiustizie hanno rovinato. Tentare a tutti i costi di coprire o cancellare il danno non servirà a tornare indietro.

Perciò, io giro pagina, e comincio a riprendere i vecchi colori che avevo dimenticato...e a dipingere la realtà cosi che mi piaccia e mi faccia sentire utile e viva...

venerdì 26 febbraio 2010

Dietro lo specchio


Assurdo trovare qualcosa che non si stava cercando...nascosti sotto la monotonia dei giorni sempre uguali, come goccie di rugiada sotto un prato apparentemente asciutto, a volte alcuni attimi ti riconducono in dei luoghi della coscienza che tu non sapevi nemmeno di voler conoscere..

Ma...succede...

Di inciampare e di cadere, ma in un modo diverso dal solito. All'inizio ordinario, doloroso, spaventoso...come spostarsi attraverso vetro affilato...ma improvvisamente efficace, perchè non l'hai scelto...

Ho inciampato ma non sono caduta nel baratro. Non sono neanche veramente caduta. Mi sono solo spostata, assorbita da una nube indefinita, inconscia, di pensieri rimossi, invisibili, e dunque ignorati fino ad ora.

Perdendomi attraverso quelle nubi, il dolore è passato, ed anche la rabbia, i desideri, sempre cosi ossessivi, sempre cosi assordanti...per quell'attimo non sperato, non cercato, sono spariti, per lasciare il posto ad una melodia silenziosa, irreale, eppure cosi vera. Ho sentito per la prima volta da anni il suono del silenzio, un silenzio interiore, cioè una sottile, impercettibile pace. Ho intravisto nella nebbia improvvisa i contorni di una verità che facevo finta di sapere, che sappiamo tutti ma che dimentichiamo. O meglio, crediamo di non aver più, perchè le esperienze negative si susseguono nell'animo e ingombranti nel cuore finiscono per nascondere la verità ai nostri occhi, la rendono invisibile, come la realtà oltre lo specchio. Finchè ti specchi, ogni giorno, di fronte alla stessa immagine, non ti rendi davvero conto che è solo una patina, una copertura, il coperchio di qualcosa di più profondo.

Nessuno sa che lo specchio delle nostre afflizioni e dei nostri problemi può rompersi. Come stare sdraiati su una distesa di rovi; si è talmente distratti dal dolore delle spine da non sapere che sotto c'è un'altra realtà mentale. Non altri rovi, quelli sono solo la superficie. Sotto c'è energia. Coperta da una spessa corteccia di malefico dolore cristallizzato, paure e mancanze solidificatesi ci imprigionano davanti allo specchio impedendoci di capire....ma quell'energia vitale resta. Ed ha una coscienza...

ed io l'ho sentita...pura e limpida seppur nascosta dalla nebbia. anche se per un attimo, anche se non l'ho cercata, ho avuto l'improvvisa consapevolezza di non essere sola dentro questo grande abisso oscuro. Quella luce che credevo spenta, che pensavo m'avesse abbandonata per sempre, confinando la mia vita ai confini del sopportabile, in un atroce vortice di disperazione e solo momentanea stabilità, in realtà ha sempre brillato, ed ha sofferto delle ferite, e del sangue versato da un cuore spezzato...perchè sapeva che illuminandomi m'avrebbe dato una speranza a cui aggrapparmi, ma non sapeva come penetrare la corteccia, come oltrepassare lo specchio...

probabilmente, senza volerlo, a forza di sbatterci la testa su quell'odioso specchio psicologico, ho fatto una crepa, piccola, ma sufficiente a ricordarmi della realtà dietro lo specchio.

Sorprendente non è averlo capito. Ma averlo SENTITO.

Voglio che quella luce resti stampata nei miei occhi, che esploda cosi da svegliarmi, e liberarmi dai fili che mi immobilizzano la ragione, che mi tramutano in marionetta nelle mani dell'inedia.

I feel hope

domenica 14 febbraio 2010

V




"L'unico verdetto è vendicarsi... Vendetta... E diventa un voto non mai vano poiché il suo valore e la sua veridicità vendicheranno un giorno coloro che sono vigili e virtuosi."

Perdonare, dimenticare, ignorare... pensieri perbuonistici di coloro che promulgano il perdono per pubblicizzare la loro assai ipocrita capacità di calpestare i diritti e i doveri di ogni persona che, vedendo calpestata la propria sacra dignità da qualcuno che non meriterebbe più d'uno sputo in faccia, dovrebbe zittirsi e inghiottire il bolo merdoso del soppruso in nome del "perdono".

"non punire, con atto nobile e generoso, un danno o un'offesa che altri ci hanno arrecato."

Questo è il perdonare secondo definizione. Ma è davvero nobile e generoso imbavagliare la propria libertà individuale lasciando impunita una crudeltà verso di essa? E' davvero generoso concedere ad un signor nessuno il permesso di rubarcela? E' davvero giusto fingere di essere nobili e generosi affidandosi al perdono? Io credo nel perdono. Ma non credo assolutamente che sia la soluzione a certe ingiustizie che mi avvelenano il sangue ogni volta che le vedo o che le subisco. una rabbia sorda e profonda mi offusca la mente e mi gonfia gli occhi di lacrime, mi ingozza di odio, e il mio dolore ingrassa, schiacciando la mia buona volontà con il suo peso disgustoso, mi annebbia la mente. Mi fa venire voglia di farmi del male.





Vi fate del male. Alcuni talmente tanto da aver perso ogni forma dì equilibrio. Talmente tanto da dimenticare a cosa servono i giorni se non a morire dentro pian pianino uccisi dalle stesse mani che vediamo attaccate ai nostri polsi, inutili se non servissero a colpirci, A ferirci, A PUNIRCI. Per il male che abbiamo fatto. Si, perchè DEVE essere cosi. Ci sentiamo puniti, sentiamo il dolore della punizione. Chi soffre riesce solo a pensare a cosa lo sta facendo soffrire e a cercare di fermarlo. Quando lo individuiamo, ragioniamo sul perchè di quel male; e la risposta che ci diamo è che siamo puniti per qualciosa di sbagliato. Perchè siamo sbagliati e allora andiamo corretti. Col dolore infertoci che però non sopportiamo. Allora l'unico modo di fermare quel dolore è finirci in fretta, con le nostre stesse mani. Ucciderci , eliminare il colpevole per eliminare la punizione. E la rabbia ingrassa sempre più ad ogni pezzetto della nostra libertà d'essere felici che gli facciamo mangiare. Ogni morso famelico, ogni conato, ogni colpo affilato, ogni unghiata, ogni giorno perduto, ogni occasione bruciata. Cibo per rabbia che partorisce follia, follia furiosa che ci sostituisce e ci guida verso l'autodistruzione.




TUTTA COLPA TUA. COLPA DELLA TUA INSENSIBILITA', DELLA TUA CATTIVERIA, DEL TUO IGNORARMI, DEL TUO INCOLPARMI SEMPRE, DEL TUO NON AMORE, DELLE TUE CONTINUE MANCANZE, DEI TUOI SILENZI, DELLE TUA URLA, DI TUTTO CIO' CHE NON AVEVO MAI FATTO E DI CUI TU MI HAI INCOLPATO, DI TUTTE LE FERITE CHE SANGUINANO DEL SANGUE CHE E' SOTTO LE TUE UNGHIA. COLPA DEL TUO ABBANDONARMI CONTINUO, DEL TUO NON CAPIRMI, DEL TUO FERIRMI, DEL TUO PUNIRMI, DEL TUO EGOISMO, DEL TUO PERBUONISMO, DELLA TUA IGNORANZA, DEL TUO NARCISISMO, DELLA TUA ASSENZA NELLA MIA VITA, DELLA TUA FALSITA', DELLA TUA PRESENZA INDESIDERATA. DI TUTTO CIO' CHE MI HAI NEGATO, CHE MI E' MANCATO, CHE NON HO E NON AVRO' MAI.

TUTTA COLPA TUA.

Se ancora adesso io non riesco ad odiarti, ma odio me stessa. Per non essere stata adeguata. Per non essere stata perfetta. Per non essere stata vuota, in modo tale da permetterti di riempirmi delle tue bugie, dei tuoi imbrogli, della verità che nascondi.
MA SONO STANCA. Perchè il bruciore di questa ferita che non si cicatrizza, le lacrime che mi rigano il viso e il fiume di sofferenza che mi corrode come l'acido che crudele mi lascia ancora in vita, me li hai inferti tu. E mi dicevo di perdonarti. E mi dicevo di dimenticare i tuoi difetti, e le ferite stesse. Mi dicevo che il perdono mi avrebbe salvata. Ma dov'era il perdono mentre mi uccidevo? Mentre spendevo le notti a bruciare fra le fiamme dell'inferno che hai acceso? Il perdono PRIVO di GIUSTIZIA è VUOTO. Un vano quadretto appeso al muro, da guardare ogni tanto mentre affoghiamo nel buio pesto. Si, posso perdonare. Per finta. Ma il dolore non finisce. E sono stanca di fingere e soffrire.
VOGLIO VENDETTA. voglio che il male che mi è stato fatto si trasformi in qualcosa di produttivo. Voglio convertire la rabbia grassa in energia, voglio che mi colmi senza farmi scoppiare, voglio che mi faccia respirare. Non ti voglio fare del male, non servirebbe. Ma non voglio nemmeno chiudere gli occhi e punire me al posto tuo. Ho bisogno di giustizia.
Quanti milioni di ore a convincermi che non serviva...ad ogni ora che passavo a negare la verità essa si faceva più evidente.
Nessuno merita di soffrire come un fottuto cane. Non voglio costruire il mio bene sul tuo male. Non voglio punirti. VOGLIO DISTRUGGERTI. Voglio cancellare con la forza questo dolore infame, affrontarlo faccia a faccia, non coprirlo col telo del "perdono" mentre mi massacra. Voglio acchiapparlo per le sue corna di demone e cacciarlo fuori da me. Rivoglio me stessa. Ecco cosa mi manca. IO MI MANCO. La dolce, innocente, meravigliosa consapevolezza che sono giusta e perfetta cosi come sono, e che non esiste essere sulla faccia della terra che possa cercare di correggermi. Se io agisco nel rispetto di me stessa e degli altri, posso essere felice. e se fingo di perdonarti, io non mi rispetto più.
Per guarire ho bisogno che tu venga distrutto. Almeno nel mio cuore. Cosi solamente potrò ricreare un idea di te che non mi faccia cosi male. Ma prima, maledetto, devo ucciderti.

La vendetta senza giustizia è inutile quanto il perdono senza convinzione. La migliore punizione sarà quella di riprendermi la vita senza odiarla più, amarla e coccolarla perchè non è lei a farmi del male, ma il male stesso, che si insinua dentro di lei come il dolore si è insinuato dentro di me...Voglio annaffiare con tutte le lacrime passate e futuro il germoglio della rivoluzione, voglio cambiare il mio presente e salvare il mio futuro dalla follia.


Il mio amore per me e per la mia vita sarà la mia peggiore vendetta. Costruirò sulla distruzione del tuo male la forza della mia rinascita.

giovedì 4 febbraio 2010

..Mente e Realtà..


Avete mai sentito parlare della legge di attrazione? Io fino a poco tempo fa non ne avevo mai sentito parlare, per cui ne riassumo in poche parole il significato. I nostri pensieri emettono vibrazioni, positive o negative a seconda della natura dei pensieri stessi. Così come un magnete, il nostro pensiero possiede una forza attrattiva, derivante dalla forza interiore dell'individuo in questione, capace di influenzare la realtà attirando a sè esperienze positive laddove la forza interiore sia incanalata in pensieri positivi, ed esperienze negative nel caso opposto in cui l'energia di cui disponiamo venga convertita in pensieri negativi. In parole spicciole, la mente trasmette ciò che pensa nella vita reale, e di conseguenza ciò che desidera tenderà ad ottenerlo, e ciò che teme tenderà a realizzarsi. Per fare un esempio, temere di avere un incidente stradale, e di conseguenza sprecare energia interiore in pensieri di preoccupazione, di ansia, a cui consegue una situazione fisica di fiato corto, disattenzione, stress, significa con molta probabilità avere davvere un incidente, poichè la realtà ha subito l'attrazione di quella negatività lasciandosene plasmare, sottomettendosi alla forma che la nostra mente le imprime.
Esempio opposto, desiderare ardentemente ed ottimisticamente qualcosa, per esempio un certo punteggio ad un esame, e quindi pensare attivamente a come poterlo raggiungere, agire per quello scopo, incanalare energia con sempre maggiore intensità per avere nella realtà dei fatti ciò che già si sente d'avere nella realtà psicologica, significa con molta probabilità ottenere davvero quel risultato, che non si sarebbe mai potuto raggiungere sprecando energia disperandosi o cercando inutilmente un modo per evitare la fatica o la bocciatura. In conclusione, la realtà non è che materia modellata innanzitutto nella mente, che rispecchia il modo in cui ciascuno utilizza la propria energia d'attrazione. Ho riflettuto parecchio su questo argomento, e sono convinta che per certi aspetti sia un'esagerazione credere che la realtà dipenda interamente dal nostro modo d'immaginarla. Per esperienza infatti mi sono ritrovata catapultata dalla vita in situazioni in cui non avrei mai potuto pensare di potermi trovare. La nostra dose di impotenza rispetto alla natura è indiscutibile, tant'è vero che un tumore può colpire con la stessa crudeltà un bambino di tre mesi che a stento riesce a formulare pensieri ed un vecchio signore che fuma da cinquant'anni; un delinquente ubriaco può uccidere allo stesso modo un'allegra ragazzina di quindici anni ed un padre di famiglia che porta a passeggio il cane. Addossare tutta la responsabilità dell'universo sulle nostre spalle è un'ingenua forzatura. Ma è anche vero che il nostro stile di vita e molte delle nostre esperienze dipendono dalla nostra forza di volontà, estremamente più potente di quanto sembri. Cose quotidiane come i litigi, i fallimenti, i sensi di colpa, le menzogne, le illusioni, le imposizioni, gli errori, ma anche il successo, il divertimento, la conoscenza, l'amicizia, l'amore, l'aiuto reciproco, la fiducia, dipendono dal modo in cui affrontiamo la vita. Vedere il mondo con gli occhi del cinismo e della delusione significa non trovare un motivo per viverlo.



Guardare le persone solo per gli sbagli che commettono o per il male che covano dentro significa non poter più avere fiducia in nessuno. Il male, non c'è dubbio, è ovunque, e se lo cerchi, non avrai alcun problema a trovarlo. Mi rendo conto che cercare il male, pensarlo, assorbirlo, significa davvero inquinare l'energia positiva che potremmo utilizzare più saggiamente per ottenere quello che vogliamo. Concentrarci sul male significa scoprire una realtà arida e vivere una vita inutile. Per molti aspetti la mente ha il potere di cambiare il corso della realtà, anche quando il dolore non dipende da noi. Perchè il dolore non è mai fuori, il dolore dipende dal modo in cui noi lo percepiamo. Per quel che mi riguarda, tutto il dolore a cui la vita ogni secondo mi sottopone, un dolore che deriva da una tragedia che nessun mio pensiero ha determinato e che ha colpito i miei cari, è un dolore tanto forte da poter uccidere, se lo assecondo. Ciò che io voglio non è fingere di stare bene, ma lottare per convertire il male in bene, la rabbia in forza, la paura in coraggio. Se anche voi pensate alle vostre paure, ai vostri tormenti ed ai vostri quotidiani affanni, vi consiglio di lasciar perdere, perchè purtroppo la vita non li risolverà, ma anzi non farà che renderli più disumani, rafforzata dalla forza negativa che i vostri pensieri racchiudono. Pensate a quello che dovete fare per stare bene davvero, e riprendetevi la voglia di vivere che il dolore vi ha rubato. Quando soffrite, pensate positivo e fate tornare la luce nel vostro cuore. La realtà, per quanto possibile, vi premierà.


[Mi dispiace che il blog sia rimasto deserto per mesi, ma purtroppo quando la vita ti chiede di lottare contro un nemico superiore alle tue possibilità, ogni briciola di tempo diventa fondamentale. Un saluto con affetto a tutti i bloggers!]

martedì 11 agosto 2009

Curiose sensazioni...


E' passato parecchio dall'ultimo post...negli ultimi tempi sono stata via, e per un motivo o per un'altro non ho potuto dedicarmi granchè a scrivere sul blog...però nonostante la condizione quasi perenne di apatia in cui la mente ti spinge durante i pomeriggi caldissimi e tipici di Agosto, i pensieri crescono, si uniscono e si distruggono, si trasformano e insieme a loro nascono, o ritornano, sensazioni del passato...Quasi tutti i pensieri sono legati a un fatto particolare che ci capita nella realtà, e che stimola la nostra immaginazione. Da questo punto di vista le delusioni sono più che efficaci. Capita a tutti, ovviamente, ed è normale ma allo stesso tempo insolito. Le delusioni sono inaspettate, ti piovono addosso come un fulmine a ciel sereno, sei indifeso e vittima quando subisci una delusione che non pensavi di dover ricevere. La delusione può essere provocata da qualunque cosa, e ogni volta ti colpisce veloce e precisa come un proiettile. A seconda della grandezza di quella delusione, la ferita brucia di più, la rabbia è più forte e la realtà si deforma davanti ai tuoi occhi, deturpata da un'uragano impetuoso e distruttivo. Ma quando la tempesta si placa, resta stanchezza, e il tempo che sembra essersi dilatato, un tempo durante il quali i pensieri e le sensazioni prendono il loro flusso continuo e particolare. E' soggettivo quanti e quali pensieri prendano forma dopo una delusione., e qualche volta capita che prendano una piega positiva. Perchè quando passa un uragano, distrugge con la sua potenza anche i dubbi e le incertezze, e ti libera in un certo senso dalle catene che ti costringevano a fingere. "Grazie" a una delusione la vita può assumere un altro significato, il dolore netto e improvviso da lei provocato è come una secchiata d'acqua gelida che ti risveglia dal torpore del sonno. Capisci che disperazione e dubbio sono parole inutili. Che la paura è inutile, che i labirinti sono inutili. Una serie di assurde sensazioni ti spingono a ricordare i tempi in cui tutto era semplice, anche soffrire era semplice, perchè faceva parte di un contesto più grande e ricco anche di gioia, di vittorie, di bellezza. Di fronte a qualcosa di così ovvio, un'altra curiosa sensazione è lo stupore di aver sprecato tanto tempo nel buio mentre basta allungare una mano per trovare l'interruttore della luce. Anche se hai il braccio congelato dal terrore, il bisogno di reagire diventa più forte ancora dell'inedia. E' una sorta di istinto di sopravvivenza psicologico, quando capire diventa fondamentale e il finto silenzio non ti soddisfa più...Rileggendo le risposte al precedente post, trovo tante di quelle sensazioni che conosco bene...pessimismo, rabbia, paura, confusione, e anche ottimismo, speranza, sicurezza, tranquillità...Anche se in un oceano di incertezze, mi aggrappo a quella sicurezza insolita regalatami dalla delusione...Una vita prima di tutto deve essere degna di essere chiamata vita. Perchè se siamo vivi, è stupido non vivere. Non so dove ho letto che la vita è energia. Non importa quanto in basso sia caduto il nostro cuore, quell'energia c'è sempre e va usata per andare avanti, che è già così tanto...

martedì 7 luglio 2009

PER CHE COSA VIVI?



Questo è un pensiero che mi è tornato in mente di recente, durante una delle tante passeggiate che ho fatto ultimamente sul lungomare di questa piccola cittadina marittima...C'ho pensato mentre con la mente tornavo alle quasi sempre insopportabili mattinate a scuola, in mezzo a ragazzi e ragazze sempre vivaci e un pò presuntuosi. Presuntuosi perchè ad ogni argomento che il professore tira fuori, ognuno a sua volta tira fuori la propria opinione, ma esponendola come fosse una verità scientifica; e in uno di quei giorni il professore pone sul forum della scuola questa domanda..."Per che cosa vivi?". A quei tempi non avevo nemmeno un briciolo di interesse per quello che i miei compagni o i professori avevano da dire, e me ne dimenticai. Oggi invece ci rifletto su, e capisco che la domanda è di fondamentale importanza. Si potrebbe rispondere in moltissimi modi. Infatti prontamente c'è stato chi diceva di vivere per raggiungere la felicità, chi invece sosteneva che moriremo tutti e non vale la pena trovare un motivo per vivere, altri sostenevano che questa è solo una fase di passaggio, e che la "vera vita" verrà solo dopo, quando anche noi finiremo fra le braccia di Dio; altri dicevano che bisogna "vivere per la vita", altri per l'amore, per il divertimento, per i singoli momenti, ecc ecc... Ma nelle loro risposte, apparte qualche eccezione, non ci vedo il dubbio. Non ci vedo la distruzione e le lacerazioni tipiche del dolore, non sento la voglia di andare a fondo in queste stesse risposte, o voglia di cambiare qualcosa in questo modo di vivere. In realtà la maggior parte delle persone, parlando in generale, il senso della vita lo trovano già vivendo. Non c'è bisogno di starci troppo a ragionar su. Raggiungere i piccoli grandi obiettivi di tutti i giorni, sentire la soddisfazione e la gioia per le azioni che hai compiuto, riuscire ogni giorno a trovare l'entusiasmo di farsi belle, di fare colazione, di ripassare la lezione in macchina, ti scherzare e ridere, soffrire, elaborare la sofferenza e andare avanti. Tutto ciò basta a dare un senso ad ogni singolo giorno. Ma purtroppo molti altri questo senso non ce l'hanno o lo hanno perso fra indicibili sofferenze. Sono quelli che si svegliano e hanno quasi sempre voglia di piangere perchè non sanno che farsene del sole che brilla fuori dalla finestra...quelli che non riescono a cicatrizzare le ferite che lacerano l'anima, quelli che si fanno milioni di domande, perdendosi nei loro dubbi, nelle paure più oscure, quelli che si sentono qualcosa dentro il cuore che li spegne a poco a poco e allo stesso tempo li infiamma di rabbia. Per tutti quanti un simile modo di fare è sbagliato, ma obiettivamente è QUESTA la vita per queste persone, e purtroppo spesso chi non ci passa non riesce o non vuole capirci nulla, al massimo può giudicare, sicuramente non aiutare. Eppure da questo stato semi-comatoso si può uscire. Bisogna trovare uno motivo sano per cui vivere, è necessario. Risposte come "volersi bene, coccolarsi, avere difucia in se stessi, credere nel futuro" sono frasi verissime e che io sostengo decisamente. Ma non sono uno scopo di vita. Sono dei mezzi per raggiungere lo scopo. Qual'è lo scopo per voi in questo momento? Io voglio ancora pensarci su...ma vorrei tanto sentire le vostre risposte. Anche la prima cosa che vi viene in mente. La prima cosa positiva che adesso vi fa risvegliare anche solo un pò la voglia di sorridere.
"Chi non ha uno scopo non prova quasi mai diletto in nessuna operazione"
Leopardi

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